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domenica 9 febbraio 2014

Gesù secondo Rondoni - Recensione di Marco Dalla Torre


DAVIDE RONDONI, Gesù. Un racconto sempre nuovo, Piemme, Milano 2013, pp. 346, euro 17,50, EAN: 9788856625684

Un testo – quello dei Vangeli – tanto denso e misterioso, contemplato da milioni di uomini, di cui non si raggiunge il fondo non dico in apnea, ma neppure con le bombole.
Un azzardo, quello di Rondoni? Ancor più una necessità (lui stesso lo diceva, in un incontro mesi fa): perché quella di Gesù è una storia presente, che dialoga da dentro con ogni uomo.
Anche per questo, una sfida; perché il testo è destinato a confrontarsi all’idea che ognuno si è fatto al meditarlo. E certi avvenimenti, figure o particolari ineluttabilmente saranno percepiti e descritti in maniera diversa e personale.


«Lui voleva un Dio giovane. Un Dio che brucia il cuore, non una noia» (p. 326). Così pensava Nicodemo prima di incontrare Gesù, quando si sentiva insoddisfatto dalle diatribe legalistiche del Sinedrio. Un pensiero di tutti, anche se forse per tanti inespresso. Certamente così è stato il Gesù reale. E Rondoni riesce a renderlo con efficacia. Con stile alto e tagliente, e proprio per questo accessibile a tutti.

Per lo più – come è comprensibile – l’autore non si addentra nei pensieri e nelle emozioni del Dio fatto uomo, ma lo osserva con lo sguardo di chi gli sta intorno. In particolare i Dodici, ben caratterizzati e di cui risalta la profonda stima e intesa reciproca, al di là di ogni discussione. Ma che, loro per primi, sono impegnati in un percorso arduo, per “capire davvero” questo loro Maestro; che in molti momenti rimane enigmatico, seppur amatissimo. Un sentimento che molti – forse tutti – siamo costretti a provare.


Loro, che gli sono accanto, scommettono su di lui. E Filippo ragiona: «Ma lui l’altro giorno ha detto: “il centuplo”. Ha detto proprio così. Con me avrete il centuplo. Di tutto. I Giudei sono veloci a fare di conto. È un buon ricavo. Ma di cosa… […] Sono cento volte… più contento… pensa o forse mormora l’uomo seduto e spettinato. Da due anni e mezzo giriamo insieme a lui e sì, sono cento, mille volte più vivo. Più massacrato e più vivo. Più peccatore (chi se n’accorgeva di certi peccati prima…) e più beato» (p. 263).


Il sottotitolo è: «Un racconto sempre nuovo». Non nel senso di ‘sempre nuovamente raccontato’ (come è, nobilmente, di tanti classici), ma nel senso che – pur storicamente data e conclusa la sua vicenda terrena – il Dio fatto carne è in relazione con l’uomo di ogni tempo. E quanto detto da Filippo è stato declinato da molti, lungo la storia. E per ognuno c’è un primo momento. L’apostolo Giovanni, raccontando – già anziano – la sua storia, ricorda benissimo l’ora del suo primo, determinante, incontro. Un dettaglio minuto, eppure rivelatore. E Rondoni lo riscrive amplificato, così: «Che ora è? Che ora nel mondo, nei cieli indiani, che ora si rompe nelle nuvole sulle immense piramidi egizie? Che nube passa sulla fronte dei giovani iniziati di Atene, negli occhi lunari della sibilla di Cuma? Che ora trascorre davanti agli occhi ciechi delle statue di Cesare? Qui non lontano da uno sperduto argine di fiume sono le quattro di pomeriggio» (p. 74).


Quale è stata – o è, o sarà – la nostra ora? Forse serve anche a questo il nuovo romanzo di Rondoni.





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